Anche dietro a uno schermo televisivo è possibile “celebrare” le emozioni che accompagnano il nostro commosso “arrivederci” al nostro Francesco. Che ci è stato Padre, Madre, Fratello, Amico. Compagno di viaggio. Maestro. Guida profetica.
Si parla giustamente di esequie planetarie. Roma ritorna a essere, maestosamente e simultaneamente, la capitale del mondo e la Città Eterna di cui ognuno di noi, in questi giorni e in queste ore, diventa cittadino. Un pellegrino reale o virtuale. Che sosta di fronte al feretro di chi continua ancora, “da morto”, a “governare” il mondo. Addirittura sotto lo sguardo di tutti i potenti della terra. Dei tanti presidenti, capi di Stato, di Governo, delegati vari. Di ogni ordine e grado.
E il mondo Francesco l’ha governato veramente. Con la sola forza del Vangelo. Abbandonando, come nessun Pontefice aveva mai fatto prima nella storia della Chiesa, ogni possibile segno di potere. Perché Lui il mondo l’ha semplicemente servito. Con l’autorevolezza dell’Amore. Perché per Francesco, vero discepolo di Cristo, l’arte del governare si trasforma in arte del servire. Una lezione che stamattina giunge a noi dalla cattedra di Pietro. Sì, da quella Cattedra che oggi non è ancora vuota. Francesco comunica e insegna da una silente e nuda bara, che accoglie e custodisce un corpo che non può più parlare, camminare, ascoltare, sorridere ma che ha amato fino alla fine. Fino a un martirio “pasquale”. Che ha riversato sull’umanità intera il respiro della gioia. Della Speranza. Come se non ci fosse nessuna sede vacante nella Chiesa di Roma e nella Chiesa universale. Oggi è come se avessimo celebrato la festa della Cattedra di Pietro. Diversa da quella che celebriamo il 22 febbraio di ogni anno. Da una bara-cattedra Francesco ci ha dettato la Sua ultima lectio magistralis, una tesi dottorale che ha raggiunto ogni fratello e ogni sorella della nostra madre terra, della nostra casa comune: Servire è governare. Governare è servire. È la sintesi di tutte quelle donateci ogni giorno nei suoi dodici anni di servizio.
Oggi, la voce di Dio, la voce del Popolo, ha conferito a Francesco una laurea ad honorem rarissima:
Dottore in umanità.
Quella stessa umanità che ha permesso a Dio di raggiungere ogni uomo nel Figlio Suo Gesù Cristo.
È l’eredità che Francesco ci lascia. Da una bara diventata Cattedra. Di vita. Di resurrezione.
Bara che custodisce le scarpe ortopediche di un uomo, scarpe nere consunte dall’uso. E non le vetuste e delicate babbucce papali.
Che questo sia segno profetico per il cammino del prossimo successore di Pietro.
Don Franco Mogavero
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