Madonie

Polizzi Generosa, già nel 1977 una frana simile mise in ginocchio il paese

Mentre la frana dei giorni scorsi, che ha portato anche al cedimento di alcune abitazioni tiene in apprensione il comune di Polizzi Generosa, vi riproponiamo, questo articolo che risale al Gennaio del 1997, a firma di Antonio Di Gangi,che riporta i disagi causati da un altro movimento franoso che interesso’ il comune madonita.

Ordinanza di sgombero per otto famiglie. L’acqua zampilla dalle crepe apertesi nell’asfalto. Drammatico appello del sindaco – “il paese rischia di restare isolato”.

Strade interrotte, ponti pericolanti, intere fattorie che scivolano a valle con le stalle e gli armenti. Tutto il territorio di Polizzi Generosa è sotto l’incubo di un dramma. Le condotte idriche non reggono più. I rubinetti sono asciutti ma in compenso l’acqua potabile zampilla dalle crepe nelle strade, le chiese e i ruderi più antichi si sgretolano, le ordinanze di sgombero per le case pericolanti vengono emesse l’una dopo l’altra (ma nessuno vi ottempera, le cave di pietra disseminate nel territorio e che danno lavoro a una cinquantina di famiglie) rischiano la paralisi.

 Centro abitato e periferia rischiano di restare isolati. Una vera tragedia, le cui proporzioni ancora nessuno è in grado di valutare. E’ già da qualche settimana che l’intero territorio di Polizzi è interessato ad alcuni movimenti franosi di notevoli dimensioni. Il paese, come è noto, conta seimila abitanti, ed è a quota 917, sulle Madonie. Nelle ultime ore la situazione si è notevolmente aggravata. All’ufficio tecnico del Comune continuano ad affluire richieste di soccorso e di intervento da parte di cittadini che vedono mancarsi letteralmente il terreno sotto i piedi. Otto abitazioni private del centro urbano potrebbero scivolare a valle e sgretolarsi da un momento all’altro, perché una frana ha intaccato le fondazioni (il cedimento totale sembra imminente). Il sindaco Francesco David, un democristiano che capeggia una giunta di centrosinistra, non sa più a che santo votarsi.

 “C’è poca sensibilità da parte delle autorità competenti” – ci dice – “ho già chiesto interventi ed aiuti, ma nessuno risponde alle mie sollecitazioni. Tutti fanno orecchio da mercante. Solo ieri sono intervenuti alcuni tecnici del Genio Civile della Provincia e anche loro si son messi le mani ai capelli”. L’ordinanza di sgombero a scopo cautelativo è stata emessa dal sindaco nei confronti delle famiglie: Santo Divina, Francesco Paolo Virga, Salvatore Divina, Giuseppe La Verde, Gandolfo Pampina, Maria Allegra e Gandolfo David, tutti abitanti nella via San Pancrazio dal numero civico 12 al 30. Abitano una intera fila di case, da poco ricostruite o comunque ristrutturate, poste a picco su una balza di “argille scagliose variegate che hanno reagito praticamente scollandosi a più livelli”.

 Come dire che la balza su cui sorgono le abitazioni private non ha retto alla corrosione ed alla erosione delle acque piovane, ed è in continuo afflosciamento verso valle. Il grave movimento franoso è ormai al margine dei livelli di fondazione dei fabbricati e le famiglie che ancora li abitano (nessuno ha voluto lasciare la propria abitazione neppure dopo l’ordinanza) durante la notte, a turno, vegliano e tengono sotto controllo ogni minimo movimento del suolo. Un’altra ordinanza di sgombero è pronta per essere spedita: si tratta anche stavolta di un’abitazione rimessa a nuovo nella via Itria 60, sempre sulla stessa balza argillosa. Altrettanto drammatica appare la situazione viaria dell’intero territorio polizzano che si estende su un’area di circa seimila ettari di terreno, tutto seminativo. E’ il duro colpo inferto dalle piogge incessanti e ora dai movimenti franosi, alle aziende agricole e zootecniche della zona. Le auto dirette a Palermo allungano il tragitto di circa 10 chilometri dovendo raggiungere bivio Donalege e di qui immettersi sull’autostrada dallo svincolo di Tremonzelli.

E questo fino a quando continuerà a reggere la provinciale est n. 9 cioè la Polizzi-Donalege che già ha dato i primi sintomi di cedimento in contrada Carmine al chilometro 40 dove la sede stradale si è abbassata di 20 centimetri e a Portella Campo, al chilometro 42, ove è in atto un altro movimento franoso. La strada provinciale n. 9 del versante ovest del paese, la bivio Firrioniello-bivio Donalege, cioè la Collesano-Polizzi è interrotta in più punti: dal chilometro 29 al chilometro 30, in contrada S. Cono, la sede stradale si è mediamente abbassata di 3 metri e il movimento franoso è in continua evoluzione: al chilometro 36, la frana ha coinvolto il ponte sul torrente Rio Secco che è stato dichiarato inagibile ai mezzi pesanti. Il ponte vacilla ed i camion non possono più transitarvi. Pertanto le cave di pietrisco di San Nicola e Dirupo Bianco, la cui potenzialità di estrazione si aggira sui 2.000 metri cubi giornalieri, rischiano di fermare il lavoro da un giorno all’altro. E sarebbe disoccupazione per una cinquantina di operai che vi trovano sostentamento. Sempre sulla provinciale Collesano-Polizzi, frana al chilometro 39, corrispondente alla via Cefalù del centro abitato. Qui il movimento franoso ha ribassato la sede stradale di circa 15 centimetri su un fronte di 18 metri. Altri movimenti franosi di notevoli proporzioni son segnalati in contrada “Cuca”, “Grangi” e “Sanguesughe” che hanno coinvolto anche la condotta idrica comunale. I rubinetti a Polizzi sono asciutti da sabato scorso, anche quella dell’EAS di Madonie Est che rifornisce i comuni del Nisseno. Ora l’erogazione dell’acqua nel centro montano madonita è stata ripristinata, ma in maniera precaria; la frana in continuo movimento separa sempre più gli elementi della condotta, e zampilli che raggiungono notevoli altezze, affiorano ovunque. Altre segnalazioni di frane e smottamenti sono pervenute al Comune da parte di proprietari di aziende agricole rimaste isolate in contrada “Verbumcaudo” , “Susapa”, “Catuso”, “Alberi”. “Puccia” e “Tudia”, un’area come abbiamo detto di oltre seimila ettari di terreno seminativo e ricco di aziende agricole e zootecniche.”

redazione

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