Società

Addiopizzo: anche a Borgo Vecchio si può fare denuncia collettiva

Apprendiamo dell’importante operazione giudiziaria della procura e dei carabinieri del nucleo investigativo di Palermo che ha colpito ancora una volta diversi soggetti del quartiere di Borgo Vecchio, autori di estorsione ai danni di commercianti e imprenditori che, collettivamente, hanno trovato la forza e il coraggio di denunciare.

Anche in questa occasione, così come accade da anni, abbiamo seguito, supportato e accompagnato chi è stato oggetto di intimidazioni ed estorsioni.
È stato grazie a un percorso di ascolto e sostegno portato avanti nei mesi scorsi, in sinergia con magistrati e carabinieri, che è maturata la scelta di chi si è opposto e non si è piegato alle richieste di estorsione.
Si è oramai consolidato un sistema di tutela e supporto in grado di assicurare le condizioni migliori nei confronti di chi denuncia.

Oggi, come dimostrano le centinaia di storie  di commercianti e imprenditori palermitani che hanno denunciato in questi anni grazie anche al nostro supporto, ci si può opporre alle estorsioni persino in contesti difficili come Borgo Vecchio, senza esporsi e ricercare ribalte a cui invece fu costretto Libero Grassi.

Per questo Addiopizzo sente di ringraziare tutte le istituzioni impegnate nell’azione repressiva nei confronti di cosa nostra e in quest’ultima operazione: senza il loro lavoro oggi non saremmo giunti a questo punto così importante.

Tuttavia se si vuole imprimere una svolta decisiva per superare fenomeni mafiosi ed estorsivi occorre che la politica investa su aree come Borgo Vecchio, attraversate da profonde sacche di povertà e degrado e in cui diritti come quello alla casa, al lavoro e alla salute restano un miraggio per molti, purtroppo troppi.
Senza lavoro, senza un tetto sotto il quale vivere (e l’emergenza abitativa cresce), con un diritto alla salute che si assottiglia per molti e un tasso di dispersione scolastica che aumenta, fenomeni criminali e di illegalità diffusa sono destinati a perpetuarsi.

Non ci si può affidare soltanto al lavoro di magistrati e forze dell’ordine occorre anteporre a cosa nostra un’alternativa economica e sociale fatta di diritti fondamentali in modo che la criminalità organizzata e l’illegalità diffusa non restino uno dei principali ammortizzatori sociali a cui ricorrere, anche tra chi compone la manovalanza criminale, per assicurare a se stesso sopravvivenza. 
Per tutto questo, proseguiamo il nostro impegno quotidiano per le strade di Palermo e in provincia. Con i nostri limiti, ma con l’energia e l’entusiasmo di sempre, a fianco di chi si oppone al racket e anche insieme a chi, nel quartiere della Kalsa, vive in condizioni di povertà e situazioni di disagio economico e sociale, per costruire collettivamente una reale prospettiva di cambiamento.

Redazione

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