ASPETTTANDO IL GIRO D’ITALIA di Adolfo Fantaccini

Ancora tu, Cefalú: ma non dovevamo vederci più?
Sembra un successo firmato dalla coppia Battisti-Mogol negli anni Settanta e invece è il filo sottile che lega il Giro d’Italia alla suggestiva cittadina normanna, tornata a essere sede di partenza di una tappa dopo quasi un decennio. Accadde nel 2008, in occasione della 2/a frazione con arrivo ad Agrigento, la storia si ripete nell’edizione numero 100 della corsa a tappe organizzata da Rcs sport-La Gazzetta dello sport. Perché gli organizzatori ci tenevano a mostrare il volto più bello dell’Italia, a mettere dentro questo Giro così difficile e impegnativo (senza un attimo di tregua, cit. di Vincenzo Nibali) le due isole maggiori: partenza dalla Sardegna, passaggio obbligato dalla Sicilia, terra al centro di storiche conquiste e anche di ‘Squali’ sui pedali. Il più famoso arriva da Messina e approderà proprio nella (sua) città dello Stretto con la carovana della 5/a tappa, non prima di avere ammirato il lungomare di Cefalù e scalato l’Etna. Sono lontani i tempi in cui Vincenzino andava su e giù per la costa salendo fino al Santuario della Madonna di Tindari, prima di buttarsi in picchiata verso il mare. Il 100/o Giro toccherà 15 regioni, praticamente tutte tranne la Campania, il Lazio, la Liguria, le Marche e la Val d’Aosta, in un turbinio di emozioni e colori, fatica e sudore, sofferenza e tormenti. Non è solo la corsa più bella nel Paese più suggestivo, ma è soprattutto la corsa più difficile, tatticamente e atleticamente. Oltre 3.500 chilometri di batticuore, da Cefalù allo Stelvio, dal livello del mare a quasi 3 mila metri d’altezza, attraverso lo Stivale. Una corsa che ha due big sul trono dei favoriti, Vincenzino Nibali da Messina e il colombiano Nairo Quintana, detto il ‘Condor’, come il rivale capace di vincere una Vuelta, due Tirreno-Adriatico, ma ancora alla ricerca del gradino più alto del podio al Tour de France, dove invece lo ‘Squalo’ dello Stretto trionfò nel 2014, ai piedi dell’Arco di Trionfo. Nibali vuole scrivere il proprio nome nell’albo d’oro del Giro per la terza volta, Quintana per la seconda, gli altri (Dennis, Domoulin, Van Gerderen, Mollema, Pinot, Thomas) faranno la parte dei guastatori. Difficile dire chi di loro riuscirà a far saltare il banco di una corsa che quest’anno si disputa con la morte nel cuore per la perdita di Michele Scarponi: il marchigiano avrebbe dovuto essere il capitano dell’Astana, al posto di Fabio Aru, invece osserverà da qualche parte compagni e avversari darsi battaglia e magari – come amava fare – si lascerà scappare una sonora risata, la stessa che tirava fuori per esorcizzare la fatica dei giorni più duri.

redazione

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