Presentazione a Pollina il 12 marzo
Vivere di manna a Pollina.
I contadini continuano a mantenere un diretto contatto con
la natura e con la materia, sanno di non avere il diritto di
violentarle, ma devono cercare pazientemente di capirle, di
sollecitarle con precauzione, direi quasi di sedurle, attraverso
la dimostrazione perennemente rinnovata di una familiarità
ancestrale fatta di cognizioni, di ricette e di abilità manuali
trasmessi di generazione in generazione.
(Claude Levi-Strauss)
Frutto del lavoro di ricerca pluriennale del siciliano Giulio Gelardi, uno dei pochissimi coltivatori e produttori di manna da frassino ancora viventi, Vivere di manna è un’opera enciclopedica sul mondo del magnifico mitico nettare divino. È un elogio della campagna e della natura che rivela il bisogno di ritornare alla terra esprimendo la possibilità di sopravvivere conoscendola, assecondandola, rispettandola e coltivandola di giorno in giorno.
Attraverso un viaggio in sette capitoli, il coltissimo contadino studioso, che vive sulle vette elevate e silenziose delle Madonie, al riparo dai rumori delle metropoli, ma che vende la sua manna in tutto il mondo, ci racconta la storia dell’albero della vita, presentandone e commentandone le teorie sull’origine arborea e celeste, svelandone le caratteristiche e le concezioni nella mitologia, nella Bibbia, nella cultura classica, nella tradizione popolare. L’autore ci presenta, inoltre, attraverso dati e informazioni dettagliate, le varietà geografiche delle
diverse aree italiane di produzione della manna, descrivendo tecniche di coltivazione e di produzione antiche e moderne, mostrandone momenti di fioritura e di crisi alternatisi nel corso degli anni e seleziona artisti e poeti, appartenenti a diversi periodi storici, che nelle loro opere hanno riservato spazi e righe importanti alla manna.
Giulio Gelardi nasce a Pollina nel
1950. Di mestiere fa il “mannicoltore”.
È uno degli ultimi 50 produttori
al mondo di manna. Per passione si
diletta a fare ricerche sulle tradizioni
popolari, cercando di tradurre nel
nostro attuale linguaggio (siciliano o
italiano) il “contadinese”, antica lingua
universale dai troppi oscuri, o
volutamente dimenticati, significati.
Le variazioni cromatiche e antropiche
della campagna siciliana sono l’altra
sua grande passione che si manifesta
con la fotografia.
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